
41) Il cittadino ideale.
In questo brano il filosofo delinea le caratteristiche del
cittadino ideale, che deve imparare a comandare e ad essere
comandato. Ma Aristotele afferma anche che vivere con il lavoro
delle sue mani non gli si addice, confermando di condividere il
giudizio degli antichi sul lavoro manuale.
Politica, 1277a 30-1277b 8; 1328b 35-1329a 1 (vedi manuale pagina
145).
1   [1277 a] [...] E poich si ritiene talora che comandante e
comandato debbano apprendere cose diverse e non le stesse e che il
cittadino deve conoscerle e averle entrambe, si pu capire quel
che segue. C' il comando padronale: diciamo che sua materia sono
i lavori necessari per la casa: non  indispensabile che il
padrone sappia farli, ma piuttosto impiegarli a proprio uso.
L'altro  servile e per l'altro intendo la capacit di sbrigare
i mestieri servili. Distinguiamo vari tipi di schiavi giacch
varie sono le faccende da compiersi. Una parte ne sbrigano i
manovali: costoro, come indica da s la parola, sono quelli che
vivono col lavoro della mani: [1277 b] rientra in questi l'operaio
meccanico. Per tale motivo, un tempo, presso alcuni popoli, i
lavoratori non erano ammessi alle cariche, prima che si
sviluppasse la democrazia nella forma pi spinta; i lavori di
questi, soggetti a tale forma di comando, non li deve apprendere
il bravo uomo di stato n il bravo cittadino, se non per il suo
esclusivo uso privato, occasionalmente, perch in tal caso non c'
pi da una parte il padrone, dall'altra lo schiavo.
    [...].
2   [1328 b] Ma poich ci troviamo a studiare la costituzione
migliore, quella, cio, sotto la quale lo stato  al massimo
felice, e s' gi detto che non pu esserci felicit senza virt,
 chiaro di conseguenza che nello stato retto nel modo migliore e
formato da uomini giusti assolutamente e non sotto un certo
rapporto, i cittadini non devono vivere la vita del meccanico o
del mercante (un tal genere di vita  ignobile e contrario a
virt) e neppure essere contadini quelli che vogliono diventare
cittadini [1329 a] (in realt c' bisogno di ozio e per far
sviluppare la virt e per le attivit politiche).
 (Aristotele, Opere, Laterza, Bari, 1973, volume nono, pagine 78-
79; pagine 238-239)

